I dipendenti sono pronti a collaborare di pių e le aziende pianificano investimenti in tecnologie di collaboration nel corso del 2010

Una ricerca Cisco mostra che le medie e grandi imprese stanno adottando le tecnologie di collaboration per migliorare le proprie performance; alcuni dipendenti ritengono però che le policy aziendali ostacolino la loro capacità di collaborare


Milano, 30 marzo 2010 – Cisco oggi ha presentato i risultati di uno studio, condotto a livello globale, rivelando che il 77% dei manager in ambito IT intervistati prevedono di aumentare gli investimenti in tool di collaboration; allo stesso tempo, è emerso che molti dipendenti ritengono che le policy aziendali riducano la loro capacità di collaborare. Oltre un quarto dei lavoratori impiegati presso aziende che proibiscono l’uso delle applicazioni social media ha ammesso di aver modificato le impostazioni dei propri device aziendali per avervi accesso, sostenendo di “aver bisogno di quegli strumenti per fare il proprio lavoro”.


La ricerca, intitolata “Collaboration Nations”, ha preso in considerazione vantaggi e sfide della collaboration in aziende di medie e grandi dimensioni (250 dipendenti e più); essa è stata condotta da InsightExpress, una società di ricerca di digital marketing con sede a Stamford, Connecticut (USA), coinvolgendo 2.023 utenti e 1.011 manager con potere decisionale in ambito IT (IT decision makers – ITDM) di 10 paesi nel mondo, inclusa l’Italia.

L’esperienza di collaboration possibile con le tecnologie Cisco dà la possibilità ai team di lavoro di incontrarsi, condividere conoscenze ed esperienze, creare e pubblicare contenuti, e lavorare insieme per una finalità comune in modo sicuro, anche fra aziende diverse” ha dichiarato Tony Bates, senior vice president e general manager, enterprise, commercial and small business di Cisco. “Modalità di lavoro collaborative efficaci possono aiutare le imprese a migliorare la propria efficienza e a sviluppare nuovi stili di business”.


I manager pianificano investimenti in collaboration per migliorare le performance di business


La ricerca ha rilevato che i decision maker in ambito IT riconoscono l’importanza dei tool di collaboration per il successo futuro delle loro aziende; l’India e la Cina sono i paesi in cui l’adozione di queste tecnologie procede in modo più rapido. Molti dei manager intervistati hanno dichiarato di aver pianificato un aumento della spesa per la collaboration nell’anno in corso, identificando come aree primarie di investimento video conferencing, web conferencing e la telefonia su IP.


  • Complessivamente, il 96% dei decision maker e degli utenti intervistati riconosce che gli strumenti di collaboration avranno un ruolo importante per il successo futuro delle aziende in cui lavorano.
  • Il 77% dei manager si attende una crescita negli investimenti in tool di collaboration entro l’ottobre di quest’anno, ed il 56% ritiene che la spesa aumenterà del 10% o più.
  • Produttività ed efficienza sono i vantaggi principali di una maggiore collaboration, sia dal punto di vista dei decision maker sia da quello degli utenti; il 69% degli utenti utilizza con regolarità tool di collaboration avanzati quali video e web conferencing per lavorare in modo più efficiente.

Gli utenti aggirano le policy aziendali per “fare il proprio lavoro”


I dipendenti coinvolti nella ricerca hanno indicato una serie di limitazioni all’utilizzo di strumenti e applicazioni collaborative sul lavoro.  Si va dalle restrizioni stabilite dai responsabili IT relative ai tipi di tecnologie di collaboration che possono essere usate in azienda, alla scarsa integrazione fra le diverse applicazioni, fino alla presenza di formati di informazioni (video, dati, voce) non compatibili ed alla presenza di un numero troppo limitato di tool a disposizione.  Ciò può essere messo in correlazione con il fatto che la metà dei decision maker IT coinvolti nella ricerca hanno dichiarato di avere attivato policy che proibiscono l’uso di applicazioni social media.


In alcuni casi, i lavoratori affrontano la questione in autonomia: circa la metà di essi ha ammesso di accedere ad applicazioni che sarebbero proibite una volta a settimana, ed oltre un quarto di essi ha detto di essere intervenuto sulla configurazione dei propri device per avervi comunque accesso, allo scopo di “poter fare il proprio lavoro”.

  • Poco più di metà delle aziende (52%) proibiscono l’uso di applicazioni social media o tool di collaboration simili ad esse al lavoro.
  • Metà (50%) degli utenti ammettono di ignorare le policy aziendali al riguardo una volta a settimana, e il 27% ammette di aver modificato le impostazioni dei device aziendali per accedere ai social media.

Gli utenti traggono vantaggio dai tool collaborativi, ma processi e policy aziendali hanno un impatto sulla loro capacità di utilizzarli.


Lo studio ha messo in evidenza i vantaggi che gli utenti traggono da una maggiore collaborazione; ha però anche identificato la necessità, in alcune realtà, di modificare i processi e la cultura aziendale per dare maggiore efficacia alle modalità di lavoro collaborative.


  • Richiesti di indicare i benefici della collaboration, il 45% degli utenti finali ha parlato di maggiore produttività ed efficienza, il 40% ha evidenziato che essa aiuta a risolvere i problemi legati al lavoro ed il 31% ha notato che essa accelera i processi decisionali.
  • Le tre qualità più desiderate per strumenti e applicazioni di collaboration sono: la semplicità d’uso (58%), la possibilità di comunicare ovunque ed in qualunque momento (45%) e la disponibilità di numerose caratteristiche e funzionalità (37%)
  • Gli utenti finali delle tecnologie di collaboration sentono che alcuni elementi della cultura aziendale possono ostacolare la loro capacità di usufruire al meglio di questi tool: il 46% ritiene che comunque tutte le decisioni siano prese dai vertici organizzativi, il 39% dichiara che i colleghi non sono disponibili a condividere informazioni, anche quando questo non va a vantaggio della loro funzione aziendale.

La ricerca presentata oggi è inclusa in una serie di studi composta da due parti, che Cisco ha commissionato per conoscere meglio l’impatto del social networking e della collaboration nelle aziende. A gennaio 2010 Cisco ha presentato i risultati di uno studio globale, condotto da una società esterna, che si è occupato dell’uso dei tool di social networking per collaborare con persone e organizzazioni al di fuori dell’azienda.


Il campione di ricerca per lo studio Collaboration Nations era composto IT decision maker e utenti di ambito business di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Italia, Russia, India, Cina e Giappone, che hanno partecipato a una survey online nei mesi di ottobre e novembre 2009.


Link utili:

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