Case History

Pensavi che in fondo non ci fosse niente da perdere.
Ma in realtà qualcuno ci aveva già perso.

Marco P. IT manager di un'azienda elettromeccanica di Rovigo aveva acquistato un router no -brand a prezzo stracciato, guadagnandosi un encomio solenne da parte del suo direttore amministrativo per il risparmio così realizzato. Due mesi dopo la rete aziendale cadeva mandando in tilt il magazzino e i clienti, e causando perdite di commesse per oltre 3 milioni di euro.
Marco, disperato, dovette cercarsi un nuovo lavoro. Oggi il peggio è passato e Marco gestisce felicemente un wine bar a Piazzola del Brenta. "Ho imparato la lezione" ci ha detto "E ai miei clienti offro solo bottiglie garantite da grandi etichette. Costa un po'di più, ma il nome del mio locale è un valore troppo grande per rischiare di comprometterlo."

Giovanni S., titolare di un'azienda di Desulo (Cagliari) che produce materiale edilizio, la pensava così: un mattone è un mattone e un server è un server. Così acquistò un server che gli veniva offerto da un mediatore di Ollolai (Nuoro). Il server dopo un mese crollò. Giovanni andò a cercare il mediatore di Ollolai. Invano: si era dato alla latitanza.

Narciso B., giovane imprenditore della moda di San Severino Marche, aveva uno spiccato senso estetico. Così, quando gli mostrarono un router vestito di uno splendido involucro che gli ricordava il pitone stampato, se ne innamorò pazzamente e lo volle in azienda. Inutile dire che si era messo una serpe in seno. Il server pitonato infatti lo mollò, lasciandolo letteralmente in braghe di tela. I 5000 jeans per il mercato giapponese si erano volatilizzati!


I casi sopra descritti si riferiscono a situazioni e fatti di fantasia.

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